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domenica 25 aprile 2010

Le Bestie di Satana V Parte - I Fatti 2


Il 19 maggio Andrea Volpe è stato infine assolto anche dall’accusa di calunnia nei confronti di Nicola Sapone. Nonostante abbia accusato l’ex amico Sapone di un delitto che non poteva aver commesso (cfr. parte 1), i magistrati hanno deciso che il fatto non sussiste. Non si tratta di calunnia, ma di testimonianza resa per “sentito dire” e sempre, ovviamente, “in buona fede”. La maledetta, presunta “buona fede” di Volpe che ha condannato a quasi 30 anni di carcere Marco Zampollo, Paolo Leoni e Eros Monterosso per delitti che non hanno commesso. Infatti li ha commessi lui.

Bisogna dire che Nicola Sapone, intentando questo processo per calunnia, che avrebbe potuto far riaprire il processo principale (ma non è detta l’ultima, perché i legali di Sapone ricorreranno in appello), stesse lavorando soprattutto per loro. Perché con due ergastoli sulle spalle, lui di certo non ha grandi speranze di uscire, anche se il suo ruolo sarebbe notevolmente ridimensionato se e quando finalmente si smetterà di prendere per oro colato le dichiarazioni di Volpe. Ma è evidente che al Sapone proprio non va giù che il suo ex amico la faccia franca. Che non paghi fino in fondo per le sue azioni, scaricandole sugli altri. Certo è dimostrato che Sapone partecipò almeno al primo delitto, il delitto Tollis-Marino. Ma è alquanto improbabile che infierì sul corpo di Mariangela Pezzotta, come il Volpe ha voluto fortemente far credere (cfr parte 1). La pesantezza della condanna di Nicola Sapone deriva principalmente dal fatto che non ha mai collaborato con gli inquirenti e non ha mai confermato le tesi di Volpe, in sostanza quello che gli inquirenti volevano sentire: ha infatti sempre negato l’esistenza della setta satanica, nonché la sua posizione di presunto leader e non ha mai fatto i nomi di altri per alleggerire la propria posizione.

Tutto ha avuto inizio la notte del 17 gennaio 1998, quando Fabio Tollis e Chiara Marino spariscono dalla faccia della terra, dopo essere usciti di casa per passare il sabato sera, come al solito, al Midnight pub di Milano.
Nel 2004 il reo confesso Andrea Volpe permette il ritrovamento dei loro cadaveri nei boschi di Somma Lombardo.
Michele Tollis, il padre di Fabio, per 6 anni aveva investigato sulla scomparsa del figlio, da solo. Nessuno gli dava più retta. Tutti a dirgli che era stata una fuga d’amore. Ma era impossibile crederlo, per chiunque conoscesse Fabio. A seguito dell’omicidio di Mariangela Pezzotta, Michele Tollis ha la conferma delle sue ipotesi peggiori e capisce che Andrea Volpe è coinvolto. Finalmente, quattro mesi dopo essere stato colto in flagrante, Volpe si decide a collaborare. E fa nomi a palla, come ben sappiamo. Nessuno tratta più Michele Tollis da importuno, fra gli inquirenti: anzi, si pende dalle sue labbra. E qualsiasi siano i suoi sospetti, li si verifica con sollecitudine. Glielo si deve, dopo 6 anni in cui lo si è lasciato solo. Forse per eccesso di zelo ci si fa un po’ prendere la mano e non si aspettano riscontri per incarcerare diverse persone.

La sera dell’omicidio, Fabio fa un’ultima telefonata a casa verso le 23, per chiedere a suo padre se può dormire fuori. Permesso negato. L’ultima volta che lo vedono sta andando via in macchina con Andrea Volpe, Mario Maccione, Chiara Marino e Nicola Sapone. Dicono che vogliono andare al Nautilus, un localone rock in provincia di Varese.
Nel giro di un’ora Michele Tollis è davanti al Midnight per riportare a casa il figlio, ma non lo trova. Paolo “Ozzy” Leoni gli va incontro, cercando di tranquillizzarlo. Ma per l’accusa si è trattato invece di “depistaggio”, in quanto lui avrebbe saputo esattamente cosa stava per succedere. Marco Zampollo è dietro l’angolo a bere qualcosa al Memphis, un altro locale. Per l’accusa, si stava nascondendo dal padre di Fabio. Anche in questo caso, qualsiasi cosa faccia o dica lo Zampollo, sbaglia comunque. Monterosso era a passare la serata da tutt’altra parte.

La carovana, che non è mai arrivata al Nautilus, si ferma invece da qualche parte nei boschi intorno a Somma Lombardo, dove Pietro “Wedra” Guerrieri giorni prima aveva scavato una buca, insieme ad Andrea Bontade, che la sera dell’omicidio non si presentò e che fu in seguito, per questo motivo, “indotto al suicidio” dalla setta, secondo l’accusa.

Pietro “Wedra” Guerrieri pare fosse una specie di burattino nelle mani degli altri, una persona psicologicamente molto disturbata a causa dell’assunzione di cocaina e altre droghe protratta negli anni: era già passato per due ricoveri psichiatrici.
E’ il terzo “pentito” del gruppo, insieme a Maccione e Volpe, e ha reso anche lui una quantità di dichiarazioni che vanno a convergere sempre nello stesso punto: la setta esisteva, agivamo spinti dalla paura di essere uccisi dagli altri membri, eccetera eccetera. E’ stato condannato a 12 anni con rito abbreviato. Pare che il Guerrieri fosse affetto da manie di persecuzione: alcuni avventori del Midnight pub ricordano diversi episodi con “Wedra” protagonista, che sbrocca all’improvviso senza motivo apparente dandosi alla fuga, urlando contro i passanti, scaraventandosi fuori da macchine in corsa in preda al panico. Era una sorta di personaggio tragicomico, caratteristico del luogo, che vivacizzava certi sabati sera un po’ noiosi.

Quando la macchina arriva nel bosco, nei pressi della buca, avviene la mattanza. Fabio e Chiara vengono uccisi brutalmente, con numerose coltellate e colpi di mazza. Poi vengono gettati nella buca e ricoperti di terra. Pare si sia infierito sui cadaveri, orinandogli addosso.
Nel parlare di quella tragica sera Andrea Volpe, come suo solito, addossa gran parte della colpa a Nicola Sapone. E’ stato Sapone a infilare i ricci nella bocca di Fabio per impedirgli di gridare. E’ stato Sapone che gli ha ordinato di scendere nella buca per finire Fabio, ma lui, poveretto, non se l’è sentita. E così, è stato ovviamente Sapone a finire il lavoro sporco, dopo che Mario Maccione l’aveva iniziato. In effetti è quasi certo che fu Maccione a colpire per primo, tanto che nella furia omicida si ferì ad una mano. Sempre Sapone, avrebbe poi ballato sulla fossa gridando: “Ora siete zombie”.
E Volpe, invece? Lui ha dovuto tirare qualche pugnalata a Fabio, ma più che altro lo teneva fermo.

Secondo Maccione, al contrario fu proprio Volpe ad accanirsi col coltello su Chiara e poi sì, è vero che teneva fermo Fabio, ma intanto urlava di correre all’auto a prendere la mazza con cui finirlo. Maccione dichiara anche di essere stato drogato dagli altri e di non ricordare nulla, salvo poi ricordarsi dei particolari di cui sopra. Certo, lui non voleva uccidere nessuno. Tanto che arriva a dire che erano stati Fabio e Chiara, in preda a vero e proprio misticismo satanico, potremmo definirlo, a chiedere ai compari di essere immolati in sacrificio al principe delle tenebre.

D’altronde, Mario Maccione, che era minorenne all’epoca dei fatti e se l’è cavata con 19 anni con rito abbreviato, è colui che si è sempre autodefinito un medium.
Non è certo tipo da farsi molti scrupoli, in nessun senso, tanto che la sera dopo l’omicidio ha dormito tranquillamente nel letto di Fabio, suo amico d’infanzia.
Lui e Guerrieri sono le due pedine nelle mani di Volpe: sono loro che assicurano una parvenza di riscontro alle dichiarazioni di quest’ultimo. Ma è del tutto logico, considerando che sono stati rinchiusi tutti e tre nello stesso carcere di Busto, dove avrebbero potuto tranquillamente concordare una versione comune, diversamente da Sapone, Leoni, Monterosso e Zampollo. Cosa c’era di meglio per questi due gregari, terrorizzati dalle conseguenze delle loro azioni, se non di seguire (a modo loro, cioè a casaccio) le indicazioni del capo, come avevano sempre fatto fino a quel momento? Quando il capo ti garantisce, e a ragion veduta, che solo così c’è speranza di cavarsela tutti quanti in pochi anni, lasciando a marcire in carcere qualcun altro?
Perchè farsi scrupoli, dopo che si è dormito nel letto di Fabio?

Maccione è il fantasista del gruppo. Lui si preoccupa solo di dire panzane sui demoni che gli parlavano o sugli assurdi moventi che avrebbero spinto il gruppo al duplice omicidio. Oltre alla versione dell’immolazione spontanea delle vittime, il vero colpo di genio è quello in cui Chiara sarebbe stata uccisa su ordine dei demoni perchè “incarnava la Madonna”. Non apettatevi mai una ricostruzione men che improbabile da parte di Maccione, delle cose “serie” si occupa infatti, in qualche modo, Andrea Volpe. Il compito di Maccione è di spararle grosse, in una sorta di strategia autodifensiva demenziale (ma evidentemente efficace), del tipo “più ci credono sciroccati meglio è per noi”.

Una delle sue ultime boutade in ordine di tempo è quella (ovviamente ripresa come oro colato dai mezzi di comunicazione) in cui le vittime della setta satanica sarebbero ben 18. Ma lui lo dice solo ora, perché prima il suo cervello era annebbiato dalle droghe che ha assunto per anni, solo adesso inizia a ricordare. Peccato non sappia mai dire chi sia stato ucciso, né come, né dove. Le droghe, vostro onore. Intanto, si è scavato a caso in mezza Brianza, inutilmente.

Comunque, il teorema preso per buono, alla fin fine, è quello secondo cui non ci si poteva allontanare dal gruppo senza pagare con la vita. A questo proposito, sarebbe interessante chiedere a tutte le persone che negli anni sono entrati e usciti dal gruppo in questione, cosa ci facevano tutti vivi e vegeti a testimoniare in tribunale dettagli importantissimi del tipo: “Sì, in effetti tizio e caio erano strani…” Uno è assurto al ruolo di teste fondamentale per aver dichiarato che Leoni ce l’aveva con lui per qualche vecchia ruggine e che la volta in cui lui provò a rivolgergli la parola in segno di pace, quello gli avrebbe ringhiato contro.
Questo teste può ora sicuramente dormire sonni tranquilli, senza ringhi di sorta.

Va detto però che la cosa più inquietante di Maccione è che in realtà lui ce l’ha a morte con Volpe. Proprio non lo può vedere. E sebbene si sia accodato alla tattica del capo, ogni tanto vorrebbe, con le sue deboli forze, far intuire che la verità è un’altra. Ma niente pare possa più scalfire questo gigantesco castello onirico-giudiziario in cui sono tutti invischiati, giudicati e giudicanti. Lui ci prova, dichiarando ad esempio (nel corso dell’interrogatorio del 13 ottobre 2004) che la situazione nel gruppo sarebbe degenerata in seguito all’arrivo di Volpe, sia per quanto riguarda l’uso di droghe che per la nascita di continue tensioni interne; Leoni, invece, sarebbe descritto come un semplice megalomane esibizionista e narciso. Tutt’altra versione insomma, rispetto a quella di Leoni capo carismatico senza pietà a cui tutti devono obbedienza.

Sono sempre di Maccione le parole intercettate in cella che discolpano “Ozzy”, Eros e Marco (cfr. parte 1) e che insinuano il dubbio che Volpe stia facendo solo il proprio gioco, coinvolgendo più gente possibile. E ancora, non appare un caso che faccia rivestire proprio a Volpe il ruolo più scatenato nell’uccidere Fabio e Chiara, quello che guidava l’azione. Anche Elisabetta Ballarin sosteneva che la furia omicida di Volpe era inarrestabile, la sera dell’omicidio di Mariangela, e che Sapone non c’entrava per nulla.
Comunque la si giri, si torna sempre allo stesso punto.

Ma se è tutto campato in aria, allora quale sarebbe il vero movente dell’omicidio Tollis-Marino?
Perché un movente c’è ed è decisamente più concreto rispetto ai presunti deliri satanici.
Il movente è vecchio come il mondo: i soldi.
Consideriamo che abbiamo tre assassini che sono, in primo luogo, tre tossici.
Volpe tossico era e tossico è rimasto, anche nell’abilità di mentire e dare la colpa agli altri, come tutti i tossici di professione. La sua carriera di tossico ha il suo fulgido culmine nella serata al massacro con la Ballarin e nell’omicidio di Mariangela, da cui era solito succhiare soldi per la droga (cfr. parte 1).
Maccione aveva smesso di essere lucido probabilmente subito dopo la scuola dell’obbligo: a 16 anni era già un consumato sperimentatore di droghe, in particolare sintetiche, specie nell’ultimo periodo sotto la guida di Andrea Volpe, per sua stessa ammissione.
Sapone evidentemente, se era lì quella sera con quei due, non disdegnava le droghe, e men che meno i soldi.

I soldi li aveva Chiara Marino. Erano 188 milioni di lire che aveva incassato dall’assicurazione per un incidente in motorino occorsole qualche anno prima e che ora poteva finalmente ritirare.
Non erano un mistero, quei soldi, Chiara ne aveva parlato con tutti.
E dunque, perchè non supporre che tre tossici mezzi sfaccendati abbiano portato una ragazza di notte in un bosco, una ragazza che potenzialmente poteva valere 188 milioni di lire, per ottenere da lei questi soldi? E che la buca scavata in precedenza, potesse magari far parte della strategia intimidatoria, grezza quanto i suoi ideatori, ossia quella di spaventare la Marino minacciandola di morte per farsi consegnare quello che volevano, cioè i soldi?

Partendo da questo presupposto, niente di più facile che poi la situazione sia degenerata, considerate le condizioni perlomeno alterate degli attori principali e l’intervento di Fabio che si è messo di mezzo, di traverso ai loro piani. Perché Fabio era un ragazzone grande e grosso, un gigante buono, a detta di chi l’ha conosciuto e giusto perché erano in tre e scatenati gli assassini hanno potuto aver la meglio su di lui.
Il quadro risulta così chiarissimo: se metti insieme tre tossici strafatti che vogliono arrivare ai soldi, una ragazza urlante che rifiuta di intendere ragione e un ragazzone che perde le staffe e inizia a menar le mani, non può che finire come in effetti è finita. Ma no. E’ colpa di Satana.

La cosa incredibile è che in Tribunale non si sia mai tenuta in considerazione la questione dei soldi dell’assicurazione di Chiara Marino. Se n’è parlato forse in una delle udienze iniziali, se n’è accennato solo in un paio di articoli di giornale prima che l’ossessione satanica via cavo occultasse ogni tentativo di analisi razionale, prima che le dichiarazioni di Volpe sommergessero i fatti di incongruità, illazioni, insinuazioni gratuite e inutili spacciate per verità.
Ma poi i soldi, che motivazione banale. Chissà di quanto lavoro sarebbero stati privi degli onesti cittadini, su cosa avrebbero disquisito onesti opinionisti e giornalisti, a toglier loro di sotto il naso questo nuovo e succulento marchio de “le Bestie di Satana”.

domenica 28 giugno 2009

Le Bestie di Satana IV parte - I Fatti 1


Nel gennaio del 2004 Mariangela Pezzotta viene uccisa dal suo ex Andrea Volpe con l’aiuto della nuova fidanzata Elisabetta Ballarin, in uno chalet di proprietà della famiglia Ballarin a Golasecca, nel Varesotto.

Con questo omicidio, si apre ufficialmente la caccia alle cosiddette “Bestie di Satana”, l'inquietante nome coniato dai media per l’occasione. Ad oggi, si continua a parlare di setta nonostante dalle sentenze sia stata stralciata l'accusa di associazione a delinquere per tutti gli imputati.

Ma che cosa è successo allora?

Questa è la storia di un pugno di ragazzi che hanno commesso omicidi senza senso. A un certo punto viene tirato in ballo nientemeno che il Diavolo in persona e da lì si è aperta la voragine. Perchè se ci si mette di mezzo il diavolo poi niente è impossibile. E dato che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, si può perfino evitare di dare spiegazioni credibili o fornire un qualsivoglia movente e magari anche accusare altri che non erano presenti di aver “ispirato” gli omicidi nel nome del demonio.

Questa è una storia purtroppo ancora aperta, anche se tutti la vogliono solo dimenticare.

Andrea Volpe viene dunque colto in flagrante per l’omicidio della Pezzotta. E c’è ancora il padre di Fabio Tollis che gli alita sul collo dal giorno in cui è sparito il figlio, nel lontano 1998, e che non ci mette molto a fare due più due. La madre di Chiara Marino, l’altra vittima del duplice omicidio insieme a Fabio Tollis, in una puntata di “Chi l’ha visto” aveva affermato che dei satanisti, in particolare Paolo Leoni, avevano traviato sua figlia. Tutta la simbologia satanista di chi suona heavy metal e gravita intorno al Midnight pub di Milano c’era già, pronta all’uso per i giornali e i salotti televisivi. Dopo giorni di confusione e racconti fumosi, Andrea Volpe sa cosa dichiarare. Che la setta esisteva. Che nella setta tutti erano più importanti di lui. Che lui ha ucciso sì, ma solo perchè gli era stato ordinato. Che non ci si poteva opporre alla volontà del gruppo, altrimenti si faceva una brutta fine.

Ma chi faceva parte della setta? Sicuramente le persone che hanno partecipato con lui all'omicidio di Fabio e Chiara e poi anche qualcun altro che quel giorno non c’era, qualcun altro da buttare nel calderone.

D'altronde, lo ammette lui stesso nella registrazione di un suo colloquio in carcere col padre il 18/02/2004, dagli atti : “io, pa’, se la gente mi infogna, io tiro dentro un sacco di gente, mi invento nomi a palla, dico: “C’eri anche tu”, eh, alla fine io posso dire così.” Ma nel processo d’appello questa circostanza non ha assunto “alcun rilievo in quanto precedente l’inizio del protratto e travagliato percorso che lo avrebbe portato alla scelta collaborativa”, come ha sottolineato la sentenza.

Stessa sorte per un'altra intercettazione interessante del 24/06/04 è stata raccolta nella cella di Mario Maccione, reo confesso anche lui, l'unico minorenne all'epoca dei fatti : MARIO - (...)che Volpe, conoscendolo, lui non andava da solo in carcere, hai capito?

COMPAGNO DI CELLA–Beh, c’ha Sapone, c’ha quell’altro.

MARIO–Lui coinvolge gli altri, anche se non c’erano. A me non ha potuto con Mariangela, perché dalla... l’intercettazione mi ha salvato... col telefono no?”

Anche Nicola Sapone, intercettato il 19/10/04 a colloquio col padre, afferma: “Di Mario (Maccione, ndr) non me ne frega un c... Ma Ozzy, Eros e Marco (Zampollo, ndr) non c'entrano, perchè devo andare a raccontargli palle?”. Eppure.

Eppure per qualche motivo, gli inquirenti della procura di Busto Arsizio prima e di Monza poi, insieme con i media tutti, si affezionano da subito alla versione dei fatti data dal Volpe, quella della setta, dell'assenza di movente nel nome di Satana, e della chiamata in causa di persone che non erano nemmeno presenti sul luogo dell'omicidio né nel primo caso (omicidio Tollis-Marino), né nel secondo (omicidio Pezzotta), indicate e poi condannate come “ispiratori”. Tre persone che si stanno facendo quasi 30 anni di carcere su prove indiziarie e che continuano a dichiararsi innocenti. L'unico che sempre c'era e sempre agiva era lui, Volpe, che alla fine dopo tre omicidi è stato condannato a 20 anni con rito abbreviato e che se tutto va bene sarà fuori molto prima, a parlare nelle trasmissioni televisive come già ha cominciato a fare, nella parte di quello ravveduto. Quello che è stato messo in mezzo.

Nel rileggere a ritroso la storia, vien da pensare che Volpe non abbia bisogno di essere “ispirato” da nessuno, per uccidere, e che faccia tutto benissimo da solo.

E viene anche da pensare che Volpe sia uno che fa fede al suo nome.

Marco Zampollo di Brugherio, Eros Monterosso di Sesto San Giovanni e Paolo “Ozzy” Leoni di Corsico sono stati condannati come ispiratori dell’omicidio Tollis-Marino e accusati di essere membri di una setta satanica un po’ strana, assolutamente ignorante riguardo i riti esoterici e fondamentalmente contraddittoria sui propri scopi e regole interne. Leoni ha da sempre avuto la colpa di essere inviso alla famiglia di Chiara e indicato come uno che aveva rovinato la figlia; e soprattutto, di avere per padre un presunto satanista, ora defunto, che aveva compiuto un omicidio per motivi passionali nel 1985 a Trezzano sul Naviglio. Fu poi condannato e rinchiuso nell' ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere in quanto schizofrenico. E’ quindi molto facile indicare in “Ozzy” la mente della setta, il capo carismatico, nonostante la sera dell’omicidio Tollis-Marino fosse tranquillamente al Midnight, il pub di Milano dove ci siamo ritrovati tutti quanti negli anni ’90 a tirar tardi se appena appena ascoltavamo musica heavy metal, “satanisti” oppure no. Non si è riusciti a provare che “Ozzy” sia mai stato realmente presente a qualche riunione della setta: anzi sì, perché si prese per buona la dichiarazione del suo caporeparto alla Metro di Cesano Boscone, che teorizzò la possibilità tecnica, per un dipendente, di assentarsi un sabato pomeriggio per qualche ora senza che nessuno se ne accorgesse; “tuttavia in 35 anni non è mai capitata una cosa del genere, che io sappia”, disse in tribunale. Basta tanto poco per far crollare quello che in altre circostanze sarebbe un alibi inattaccabile. La conclusione del tribunale di Busto Arsizio aderisce al teorema dei pm, ossia ritenere che l'imputato, il quale ufficialmente risultava essere al lavoro, verosimilmente riuscì a sgattaiolare via senza essere visto, giusto in tempo per essere presente alla riunione in Fiera di Senigallia a Milano, per decidere di un omicidio che poi non commetterà.

Cominciamo dalla fine: la sera del 24 gennaio 2004 Andrea Volpe, durante un weekend chiuso in uno chalet a Golasecca con la fidanzata Elisabetta Ballarin, impegnati entrambi a conciarsi da buttar via assumendo svariate sostanze, decide di chiamare la sua ex Mariangela Pezzotta, cui era solito spillare soldi da anni, per chiederle di raggiungerlo allo chalet, forse proprio con lo scopo di farsi consegnare altro denaro.Qui la uccide a colpi di pistola, magari a seguito di un suo rifiuto, inaccettabile per un tossico, in particolare dalla normalmente mansueta e cedevole Mariangela. Poi i due fidanzati, strafatti, cercano di seppellire la vittima ancora viva nella serra adiacente, ma decisamente non ne sono in grado, e la lasciano con i piedi che sporgono fuori dal terreno. Volpe, in preda al delirio, chiama Nicola Sapone: con tono concitato, gli dice semplicemente di venire subito.

E quello arriva. La versione di Sapone è di essersene andato via dopo pochi minuti, non appena resosi conto dell'incresciosa situazione e della pericolosità di volpe, tanto che Elisabetta Ballarin non l'avrebbe neppure incrociato (circostanza confermata dall' avvocato Cramis, legale di elisabetta, durante un' udienza del dicembre 2005), dichiarando “Io non sono mai stato qui”. L’ingenuo.

La versione di Volpe è che Sapone abbia finito Mariangela a badilate, poi l’abbia seppellita lui stesso e che infine sia stato sempre lui a comminare al Volpe l’omicidio della sua ex. E quale sarebbe il movente del Sapone? Satana, in primis.

O anche, che c’era la necessità di far fuori Mariangela perché forse sapeva qualcosa dell’omicidio di Fabio e Chiara. In ogni caso, il Sapone era sicuramente lucido, quella sera, a differenza degli altri due. Si suppone che sarebbe stato almeno in grado di seppellire Mariangela per intero.

Fatto sta che il Sapone a un certo punto se ne va davvero e gli altri due si fanno ritrovare dai carabinieri a bordo della macchina della vittima, impastati contro il parapetto di un ponte, nel tentativo di sbarazzarsi dell’auto. Da lì in poi, è tutto un delirio di spiegazioni confuse, fino a quando dalle parole di Volpe si delinea l’idea della setta e degli omicidi nel nome del diavolo.

Volpe non ha molto da perdere e tutto da guadagnare nel dimostrarsi collaborativo: rende possibile il ritrovamento dei corpi di Fabio e Chiara nei boschi di Somma Lombardo, sollevando i genitori dei due ragazzi dalle tormentose e inutili indagini che avevano intrapreso per anni nella speranza di rivederli.

Grazie a questo, diventa ufficialmente un teste attendibile. La posizione pare piacergli molto e non si fa pregare nel fornire dettagli. Ricorda con precisione molte circostanze ovviamente indimostrabili, ad esempio le parole di Marco Zampollo, la cui presenza sarebbe altrimenti sempre nebulosa e di contorno assolutamente marginale, ma che a seguito del suicidio di Andrea Bontade, schiantatosi con la macchina, avrebbe detto: “Finalmente una cosa fatta bene”. Queste parole riferite dal Volpe sono la condanna al carcere a 26 anni per Marco Zampollo, dato che dagli atti non risultano praticamente altre circostanze in cui abbia avuto una parte attiva. Lui gravita quegli stessi posti degli assassini e li conosce, parla con loro al telefono in comunicazioni normali, di servizio, dove sei, cosa fai, vediamoci lì. I suoi più stretti contatti sono con Monterosso e Sapone. Poi viene Maccione, un poco anche Ozzy. Volpe praticamente mai. Conosce anche le vittime, in particolare Fabio. La tesi che lo condanna, insieme alle parole del Volpe, è: “Non poteva non sapere”. Si dice ogni tanto, vagamente, che lui era presente, ad esempio nel formare il pentacolo in certi riti improbabili.

Anche la madre di Chiara Marino ricorda con precisione e dichiara al processo che lui si presentò a casa loro insieme a tutti gli altri per consolarla, poco dopo la sparizione della figlia. Anche se, bisogna dire, la cosa di per sé non avrebbe costituito reato, era comunque falsa: Zampollo ha dimostrato durante il processo di essere stato in ospedale in quel periodo e subito dopo a casa in convalescenza, impossibilitato a muoversi. Lui in qualche modo c’era sempre, anche quando non c’era, proprio come Leoni.

Zampollo e Monterosso, altra figura nebulosissima, sono due che vengono sempre aggiunti in fondo, alla fine, in qualsiasi articolo di giornale, negli atti del processo, nei racconti dei pentiti che di solito si concludono con: “… e poi c’erano Zampollo e Monterosso”. Ricordi cosa hanno detto o cosa hanno fatto in una qualunque delle situazioni oggetto del processo? “No”.

Nebulose anche le risposte del Volpe, punteggiate di “non ricordo” o “ero sotto l’effetto di stupefacenti”, quando si tratta di rispondere a domande dettagliate sui fatti di cui è lui il protagonista o nel circoscrivere elementi precisi di riscontro alle sue parole. Ad esempio, c’è tutto un tira e molla sulle badilate date a Mariangela Pezzotta, che prima sarebbero segni del “cane Susy che le ha mangiato la faccia”, infine sarebbero state inferte dal Sapone. Per non dire delle accuse, poi ritrattate, verso la Ballarin, che prima era stata solo a guardare senza capire cosa stava succedendo, poi era a conoscenza della setta che aveva ordinato il sacrificio di Mariangela, e infine no, lei non c’entrava per niente.

Un’altra cosa certa è che la Ballarin nella sua testimonianza accusa solo Volpe e non Sapone. E' anche evidente che Nicola e Elisabetta avevano un rapporto di simpatia reciproca e amicizia, mantenuto anche dal carcere, dal quale continuano a scriversi lunghe lettere. Certo la cosa non doveva far piacere a Volpe. Forse anche per questo, le sue confessioni sono caratterizzate da un continuo scaricabarile nei confronti di Sapone. Ma quali che siano stati i loro effettivi rapporti, a un certo punto l’ansia di Volpe di salvaguardare sé stesso a scapito di Sapone, l’ha condotto a un passo falso talmente grossolano che finalmente qualcuno ha dato l’alt ai suoi sproloqui. Il Volpe ha infatti accusato Nicola Sapone anche di un omicidio del 2000 ai danni di un pregiudicato colluso con la 'ndrangheta di nome Antonio Grasta, che fu trovato cadavere nei boschi di Lonate Pozzolo mentre è dimostrato che il Sapone era in vacanza a Cuba. E per ironia della sorte, fu proprio Volpe ad accompagnarlo all'aereoporto. Ora è in corso il processo che vede Andrea Volpe imputato di calunnia nei confronti di Nicola Sapone. Un’eventuale condanna, porterebbe a rivedere finalmente l’attendibilità di Volpe come teste e a far aprire un’istanza di revisione del processo anche per Leoni, Zampollo e Monterosso.

Da Il Faro Magazine

domenica 20 gennaio 2008

Le Bestie di Satana III Parte - I prodromi


Era il 2004 quando è saltata fuori alla tv e sui giornali la storia delle Bestie di Satana, a seguito dell’omicidio di Mariangela Pezzotta. Io ovviamente ho seguito fin da subito la vicenda da vicino, perché anche se avevo smesso da un pezzo di frequentare il Midnight avevo conosciuto, direttamente o indirettamente, quasi tutti i protagonisti della vicenda. Oltretutto, una persona a me carissima che chiamerò d’ora in poi “la mia fonte”, è stata coinvolta personalmente nella ricerca di Fabio, oltre che in un rapporto di vicinanza con la famiglia Tollis e ancor di più con le band di cui facevano parte Fabio Tollis, Mario Maccione e Marco Zampollo.

La prima cosa che mi è saltata all’occhio in questa storia è che il nome era sbagliato. Ho la netta sensazione che il nome “Le Bestie di Satana” sia stato coniato dai giornalisti, perché io avevo sentito parlare qualcuno, all’epoca, su un qualche nome troppo fico da dare a un gruppo grind, per la serie “T’immagini che storia se il gruppo si chiamasse così!” e il nome conteneva una bestemmia. Il nome era quello, ma non citava Satana, bestemmiava Dio. Per cui ho pensato, logico che i giornalisti l’abbiano cambiato, mica potevano scrivere i titoli con bestemmia incorporata. Ovviamente, non c’era nel discorso nessun accenno a sette e omicidi, era solo una frase del cazzo detta da un ubriaco per far fare un ghigno a uno che fa troppo il figo appoggiato alla saracinesca della vetrina di fianco al Midnight, quella piena di scritte idiote tipo “Heavy Metal per sempre”, “Metal Fever”, “666” et similia. Il punto è: chi cavolo era che parlava di questo nome mentre io ero presente? Buio totale.

Io ho seguito la vicenda solo quando è cominciato il secondo giro di arresti, ossia quelli che hanno riguardato le persone che conoscevo: Paolo “Ozzy” Leoni, Eros “Hascio” Monterosso, Marco Zampollo e Pietro “Wedra” Guerrieri. Ho qualche flash di ognuno di loro, dei quali non conoscevo fino ad ora nemmeno il cognome, ma si tratta comunque di cose molto banali. In primo luogo mi ha sconvolto vedere la foto di Wedra, vedere come cavolo si è ridotto, trasformato dagli anni e dalla droga in una caricatura di filippino obeso. Io mi ricordo di una sera anni fa quando il mio ragazzo di allora me l’aveva presentato ed era magro, simpatico e anche uno dei primi che vedevo a Milano con un taper gigante nell’orecchio, quelli che allargano i fori dei piercing e proprio per questo dettaglio mi era rimasto impresso.

Hascio sapevo chi era, perché una volta avevamo passato una nottata con un sacco di altra gente a casa di un’amica comune a Monza e lui si era addormentato quasi subito ubriaco e nessuno voleva entrare nella sua stanza per la gran puzza di piedi. Per la cronaca, la mia fonte dice che era da un pezzo che non si faceva più chiamare Hascio. Me lo ricordo anche in Fiera di Senigallia perché stava slinguando con una tipa che io detestavo e mentre lo faceva gli scendevano i pantaloni dietro. Uno spettacolo agghiacciante. Considerato tutto ciò mi vien solo da dire poveraccio, perché in tutta ‘sta faccenda e dopo aver letto tutti i documenti possibili e immaginabili sui fatti, non ho ancora capito lui che cavolo c’entra.

Marco Zampollo me lo ricordo magro e piccolino, con gli occhiali enormi e una chitarra più grande di lui, che veniva a suonare la domenica al Parco Sempione. La mia fonte è particolarmente angustiata dalle accuse che riguardano lui, perché non riesce davvero a credere che sia coinvolto nei fatti. Io sono d’accordo e la mia tesi è che le cose siano molto, molto ambigue riguardo a questi ultimi due imputati e anche riguardo Ozzy.

Ozzy me lo ricordo in particolare perché una compagna di classe della mia fonte gli moriva dietro e la mia fonte mi raccontava con dovizia di particolari situazioni e pettegolezzi che li riguardavano. Ozzy era una presenza fissa al Midnight, ma non era certo un compagnone. L’ho visto per anni, ma non ricordo nessun episodio particolare, a parte quelli legati ai tira-e-molla con la tipa in questione. Tipa che per altro è stata a casa sua più volte e non è mai stata coinvolta in situazioni strane né in discorsi riguardo la setta o cose simili, e la cosa fra loro è andata avanti per anni, fra l’altro proprio nel periodo a cui risalgono i fatti. Lei conferma però che Ozzy aveva le pareti nere e dei teschi finti nella stanza, particolare su cui ovviamente i media si sono buttati a pesce, ça va sans dire. Mi ha molto colpito che venga definito “figura carismatica” di una setta satanica di cui lui tutt’ora nega l’esistenza, considerato che, a parte quella che gli sbavava dietro, non credo che nessuno l’abbia mai considerato tale al Midnight, a quanto mi consta.

Per mia fortuna, né io né la mia fonte abbiamo mai conosciuto neanche di striscio Andrea Volpe e Nicola Sapone; la mia fonte ha però frequentato da vicino Mario Maccione, l’unico minorenne all’epoca dei fatti, colui che si era auto proclamato medium della setta. La mia fonte è sconvolta ripensando a tutte le volte che l’ha riaccompagnato a casa in macchina dopo le prove del gruppo, eppure mai, nemmeno una volta, nemmeno strafatto, ha fatto cenno a Satana, alla setta o strani altri discorsi sui demoni dai quali, a quanto pare dalle sue dichiarazioni a verbale, era assediato fin dalla più tenera età. La mia fonte ancora si stupisce per l’autocontrollo dimostrato costantemente negli anni da questa piccola mente annebbiata dagli stupefacenti.